sabato 23 novembre 2013

Piccolo resoconto di un ritorno al borgo natìo

Eravamo rimasti che ero a Friburgo.
Sabato pomeriggio termino il mio soggiorno comprando souvenir per i miei cari:
-          Carote fucsia , zucca dolce e tuberi misteriosi per la scuola;
-          10 bretzel per mia sorella;
-          Due casse di birra per tutti gli altri.
La mia amica Carmen mi passa a prendere da Nazzarena, carichiamo il mio “piccolo” bagaglio a mano sul loro transatlantico, accanto a Clara, la coniglietta tedesca che hanno ricevuto in regalo, inverosimilmente pelosa e placida.
Partiamo.
Malinconicamente osservo il paesaggio che scappa, penso che se qualcosa andasse storto è qui dove vorrei essere.
Con i friburghesi, con i loro giardini caotici ma pieni di poesia, con il loro fiume al contrario, con la foresta alle spalle, che protegge, con i loro cesti pieni di libri per strada, ad ogni angolo ai quali attingere liberamente. Con i loro immancabili zainetti, con i loro bimbi biondissimi e i corvi nerissimi.
Il transatlantico concilia il sonno, mi ritiro nelle mie “stanze”, un letto pieno di lego, che mi fa sentire a casa.
Mi addormento pensando alla giornata che mi aspetta, con l’incognita di arrivare in tempo per l’inaugurazione.
Cala il buio.
Torna la luce.
Sposto la tendina, cerco coordinate amiche. Su un’insegna di un negozio leggo Roma.
Mhhh, qualcosa non porta.
Mi faccio largo tra le lego, supero il nanetto che mi dorme a fianco.
Mi siedo nel posto del pilota.
Sono in Osimo, penso a mio figlio che a quest’ora dorme, che crede che sua madre sia ancora in Germania e invece è a pochi passi da casa.
Penso a quel cartello al quale non avevo mai fatto caso.
Penso a quant’è bello essere di nuovo a casa.
La mattinata prosegue con una colazione luculliana e una corsa verso Serendipità.
L’inaugurazione sta per avere inizio.
Arrivo a scuola. Mi attendono due sorprese.
Una casa meravigliosamente dipinta su di uno strato di melma densa e limacciosa.
La casa di pan di zenzero sopra una collina di cioccolato fuso.
Basta guardarle con gli occhi dei bambini le cose, no?!

Io con il mio vestitino bianco, che presto diventerà una tuta mimetica.
Mio padre che fa vin brulè.
Le mie colleghe che si danno da fare per preparare striscioni, materiale informativo.
Il piccolo Sante con gli occhi più grandi e curiosi che mai.
I genitori che spalano il fango per creare se non un’uscita di emergenza, quantomeno un’entrata.
E poi mi ricordo solo i tanti volti, la gioia, gli abbracci, io e Veronica che balliamo, l’assemblea straordinaria, i giornalisti, la birra e i bretzel distribuiti sottobanco, gli abbracci, il grande falò al tramonto, lo stupore dei 3 metri di brace, la speranza.
 
Questa è la settimana delle tracce, dei reperti, dell’archeologia.
Il fango  per i grandi è sporco, fastidioso, una gran noia.
Per i bambini è opportunità di scoperta.
Nasconde segreti, tracce, impronte di tassi, cani e .. bambini. 
Gesso istantaneo, cestino da picnic, attrezzi del mestiere, impermeabili e via.

Tutti nel campo a raccogliere tracce, catalogare, conoscere, capire.
Ci aiutiamo con delle enciclopedie e già c'è qualcuno che modifica il suo sogno nel cassetto.
" Da grande farò l'archeologo!!"





Questa è la settimana della cittadinanza attiva.
Andiamo a conoscere le suore di clausura, queste specie di ectoplasmi che vivono barricate dentro un monastero, un meraviglioso castello con le sbarre.
Ci regalano ritagli di ostie, e per la gioia dei bambini ci regalano anche il loro viso.

Questa è la settimana della gita sull'autobus.
6 bambini da portare ad un'iniziativa sulla lettura, 3 adulti, una sola macchina, e allora che si fa?
Si fa che si prende il bus delle 14:50 e mentre si aspetta si fanno giochi di improvvisazione.
Si fa che si sta attaccati al sedile di fronte con le unghie perchè è la prima volta e la gioia è condita da un pizzico di brivido.
Si fa che si va a visitare il centro storico.
Si fa che si aspetta la lettura leggendo altri libri.
Si fa che quando la lettura inizia ci si addormenta tra le braccia della mamma.

Questa è la settimana dei gatti guardiani.
Sculture di legno, frutto di pezzi giunti per caso da noi.
Qualcuno sega, qualcuno carteggia, qualcun'altro pianta chiodi, gli ultimi dipingono.
I gatti ora sono sotto il ciliegio, appostati, pronti a balzare sulle spalle di incauti topini di campagna.

Questa è la settimana del nostro debutto in società.
Oggi pomeriggio, convegno ad Osimo sul gioco.
Siamo tra le relatrici.
Il convegno è alle 18:00, noi alle 17:45 siamo ancora a scuola a lavorare.
Arriviamo infangate, con i visi stanchi e i capelli arruffati, ma con il sorriso, sempre con il sorriso.
Le nostre gote si tingono di porpora, sarà la stanchezza? Sarà che siamo abituate a stare all'aperto e non in un ambiente chiuso scaldato all'inverosimile? Sarà che ce la facciamo addosso all'idea di parlare al microfono?
Inutile cercare di ripristinare il nostro normale colorito.
Tocca a noi.
Ci dividiamo il discorso.
Vero la prima parte, io la seconda.
Parla Veronica, tutto alla grande, segue la scaletta.
Tocca a me.
Parto, mi piace il microfono, non mi fa paura come pensavo.
Parlo, mi sento a mio agio, dimentico la scaletta.
Inizio un discorso che non avrei dovuto affrontare, faccio marcia indietro.
Lascio tutti nel dubbio di ciò che avrei voluto dire e non ho detto.
Proseguo.
Osservo i loro visi, alcuni corrucciati, altri annuiscono, ma tutti sono attenti, rapiti.
Inizio un nuovo discorso, anche quello non è esattamente nella scaletta.
Formulo un lungo pensiero, sono alle conclusioni, mi dimentico cosa stavo dicendo.
Mi blocco.
1....2......3......4
non mi ricordo cosa stavo dicendo
5.....6....7......8
non cerco di recuperarlo
9.....10.....11......12
mi godo questo momento. Una sala in attesa, in attesa che io dica o faccia qualcosa.
Forse in pena per me che mi sono bloccata, forse felici del mio fallimento, forse impazienti perchè si è fatto tardi.
Ma io non parlo.
Li guardo, uno ad uno.
Loro si aspettano che io dica qualcosa e io non attenderò la loro aspettativa.
Per un momento mi sembra di poter vivere una fantasia di quando ero bambina.
Sognavo di avere un orologio magico, in grado di fermare il tempo, per permettermi di girovagare tra l'umanità congelata.
Avrei potuto mangiare vagoni di gelato, segnarmi tutti bei voti, tagliare le trecce alla bambina che mi dava sempre fastidio, guardarmi un cartone, nascondere il libro alla maestra.
Oggi, ho schiacciato il pulsante.
Solo per 10 secondi, ma l'ho schiacciato.
Nessun sentimento di vergogna, nessun'ansia da prestazione, nessun pensiero del tipo" e adesso che faccio? Dove mi nascondo?"
Recupero giustificandomi con un ammissione di stanchezza e mancanza di lucidità per le parecchie ore passate a lavorare.
Se la saranno bevuta ?!


Comunque il discorso sul quale mi ero bloccata era quello relativo agli adulti.
Agli adulti in relazione ai bambini.
Alla loro difficoltà di ascoltarli.
Alla facilità di giudizio che abbiamo nei loro confronti..
Ai facili rimedi ai quali ricorriamo troppo spesso.
All'arroganza con la quale crediamo di sapere quello che sia il loro bene.
Al nostro proiettare su di loro aspettative, speranze, sogni. I nostri.
Alla nostra mancanza di umiltà, alla nostra difficoltà di ammettere e dire
 " io non so chi sei, aiutami a conoscerti".









martedì 19 novembre 2013

10 giorni di fuoco

Piccolo post per ricordarvi gli appuntamenti delle due prossime settimane:





-   venerdì 22 novembre ore 18:00 sala Astea, "Il gioco nei contesti educativi", parteciperemo con un intervento dal titolo "Bambini e libera scelta: una realtà possibile? Racconto testimonianza di un'esperienza di scuola libertaria".










- domenica 24 novembre ore 17:00 a Fano, incontro sull'educazione libertaria con Irene Stella autrice del libro "liberi di imparare"











- lunedì 25 ore 21.00, a Serendipità, proiezione del documentario su Kapriole, scuola libertaria di Friburgo. Seguirà dibattito-confronto
Qui trovate maggiori info.

- Mercoledì 27 incontro a porte chiuse a  Serendipità, per conoscere da vicino la nostra realtà. Ideali, strumenti, ispirazioni, azioni, retroscena. 
L'iscrizione è gratuita, ma obbligatoria e va effettuata attraverso questo sito


- Giovedì 28, primo incontro rivolto ai genitori interessati ad iscrivere i propri figli a Serendipità o al progetto sperimentale di scuola primaria.
Per partecipare occorre mandare una mail a lilliput2009@hotmail.it e riceverete tutte le info





Kapriole, proiezione documentario-dibattito

Lunedì 25 novembre, alle ore 21:00 siete tutti invitati a Serendipità per la proiezione del documentario su KApriole, scuola libertaria di Friburgo per bambini da 6 a 16 anni.
Seguirà un dibattito-confronto.

Per la serata sarà richiesto un contributo di 5 euro per sostenere la scuola.

L'invito è rivolto a genitori, insegnanti, nonni e a tutti coloro che abbiamo a che fare con bambini e ragazzi o che siano semplicemente curiosi .
Vi preghiamo di inoltrare l'invito a chiunque possa essere interessato.

Qui trovate il sito della scuola Kapriole
http://www.kapriole-freiburg.de/italiano/pagina-iniziale/

qui il diario di bordo dell'esperienza vissuta
http://lilliput-osimo.blogspot.it/

Come raggiungerci
Superate San Paterniano, girate a sinistra per Villa San Paterniano, dopo 500 mt sulla vostra sinistra troverete un cartello con scritto b&b hammam (andate piano perché non si vede molto bene), girate lì, la nostra è la prima casa sulla destra.

lunedì 18 novembre 2013

Grazie

I genitori di Serendipità sono quelli che il sabato e la domenica mattina vengono a scuola alle otto e mezza per fare improbabili esperimenti sensoriali con la terra, con gli insetti, con i colori.
I genitori di Serendipità sono quelli che preparano i dolci e il pane da portare a scuola tutti i giorni, per dare ai bambini non soltanto un nutrimento, ma quel po' di coccole e di calore domestico necessari a riempire la pancia e il cuore.
I genitori di Serendipità sono quelli che ci aiutano con le pulizie e con la spesa.
Sono quelli che non si arrabbiano se la scuola non è perfetta in ogni suo dettaglio fisico, piuttosto ci incoraggiano, ci consigliano, ci aiutano a trovare le soluzioni.
I genitori di Serendipità sono quelli che, se arrivano mentre stiamo ballando, si mettono a danzare con noi, anche solo per cinque minuti, invece di prendere i loro figli e andarsene di fretta.
Sono quelli che ci aiutano a raccogliere le olive, a piantare l'aglio e le fave, a costruire il pollaio.
Sono quelli che ci dicono "voi siete un viaggio", e ci fanno commuovere.
I genitori di Serendipità sono quelli che hanno reso possibile la bella festa di inaugurazione, pulendo, cucinando, sistemando bancali e spalando fango.
I genitori di Serendipità sono quelli che partecipano attivamente alla costruzione di una pedagogia condivisa, che pongono davvero la questione educativa in cima alle proprie priorità.
Sono quelli che mettono continuamente in discussione il loro modo di pensare e di vedere il mondo, perché hanno capito che aiutare un figlio a costruirsi si può fare soltanto se contemporaneamente si ricostruisce se stessi.
I genitori di Serendipità sono quelli che molti mesi fa sono venuti a una riunione, dopo cena, magari dopo una giornata pesante di lavoro, ad ascoltare il racconto di un sogno, di una prospettiva. Quella sera si sono sentiti dire "noi non vi proponiamo un servizio di cui usufruire, ma un progetto a cui partecipare attivamente". All'inizio ci hanno guardato con perplessità, poi con curiosità, poi con fiducia e piano piano sono diventati quel progetto.
I genitori di Serendipità sono Serendipità.

Grazie a ciascuno di voi per rendere tutto questo possibile, ogni giorno.


giovedì 14 novembre 2013

Auf Wiedersehen Kapriole

Ultimo giorno a Kapriole.
Arrivo alle ore 9:00.
Non riesco a trovare nessuno.
La scuola dei grandi è chiusa, tutto spento.
Che mi abbiano dato qualche informazione ieri alla quale ho annuito sorridendo come faccio spesso senza capire?!?
Per fortuna incontro Natalie, l'insegnante di sostegno.
Mi spiega che sono tutti in aula grande ( la palestra), e stanno facendo l'assemblea.
Mentre appendo la mia giacca lungo il corridoio, vengo travolta da una mandria di ragazzini che escono dalla suddetta aula.
Bonjour tristesse....
Niente assemblea, e che racconto agli italiani?
Invento una balla? O racconto la verità?  Ovvero che ho fatto tardi per andarmi a comprare un bretzel di nascosto nel forno delle meraviglie?!
Incontro la mia coinquilina 14enne, le chiedo cosa si sono detti ( una chance per bluffare di aver partecipato..), mi spiega che l'assemblea obbligatoria è terminata, ma ora prosegue quella facoltativa.
Si discuterà degli ordini del giorno proposti dai bambini e dai ragazzi, e chi parteciperà potrà dire la propria, votare, cambiare regole e introdurne di nuove.
E chi non partecipa?! subisce le decisioni prese dagli altri.
" la libertà non è star sopra un albero//non è neanche il volo di un moscone// la libertà non è uno spazio libero// libertà è partecipazione"
Naturalmente i bambini leggono prima l'ordine del giorno delle proposte e se ci sono cose che a loro interessano direttamente rimangono senza ombra di dubbio.
Ad esempio oggi si parlava di :
- giochi sul computer
- un ragazzo aveva proposto di fare cocktail al bar che stanno costruendo
- trovare una maniera per blindare il bagno delle bambine perchè dei maschi sbirciano
E poi sinceramente mi sono persa... oggi non avevo nessun traduttore ed ho cercato di capire come potevo.
Ma aldilà delle parole altre cose sono state molto più importanti e più di ieri oggi mi è stato utile il consiglio di C., " non bisogna capire, bisogna guardare".
L'assemblea era interamente gestita da bambini e ragazzi.
Un'insegnante seduta da una parte rivestiva il ruolo della segretaria, dattilografa, scrivendo e riportando i discorsi dei ragazzi e i risultati delle votazioni.
Una ragazza di 15 anni faceva la moderatrice.
Teneva sotto controllo i turni di parola, riepilogava quello che era stato detto e procedeva con la valutazione.
Chi voleva parlare alzava la mano, e anche se doveva aspettare 10 minuti non manifestava insofferenza in nessuna maniera.
Nessun discorso è mai stato interrotto.
Nessuno ha mai litigato.
Ho osservato stupita, cercando di ripescare dalla mia memoria interna riunioni, assemblee, incontri.
Bhè, con estrema fatica sono riuscita a trovarne uno, e credo anche che la fantasia abbia fatto il suo bel lavoro...
Inizio ad aver fame, vado in cucino. Spizzico un pò di mela e mi faccio una tazza di thè.
Mi faccio un giro tra le varie stanze.
Sbircio dei materiali di matematica e italiano da ricopiare.
Seguo un pò la lezione di teatro.
Mi fermo alla lezione di inglese, partecipo anche io.
La lezione è in cucina, l'insegnante prepara ai bambini il vin brulè dei minorenni.
Succo di uva, spremuta di arancia, cannella. Una delizia.
Il tutto naturalmente in inglese !!
La lezione pian piano va scemando, suona un gong. Tutti corrono a prendere ramazze, svuotare cestini, pulire i tavoli, sistemare i giochi.
Tra poco si mangia e tutto va messo in ordine.
Oggi mangio con il mio amico-traduttore-tirocinante Alex.
Finalmente riesco a fare due parole, si aggiunge Elsa, altra tirocinante francese, disquisiamo di educazione e scuola davanti ad un piatto di spaghetti incollati con ragù di tofu.
Li invito in Italia, se non per vedere la scuola, quantomeno per mangiare degli spaghetti....
Sfoggio le mie capacità linguistiche saltando da una lingua all'altra con la nonchalance di una scimmia ubriaca e bendata.
Ma questo era solo l'inizio, la mia giornata si concluderà parlando di latino in inglese con una cinese....

Ore 14:00
Riunione dei genitori.
Oggi la scuola apre le porte a tutti i genitori interessati a conoscere la scuola per iscrivere i propri figli.
Vengono accolti nel teatro dei grandi.
Viene mostrato loro un documentario.
Poi si passa alle presentazione, alle domande ed al dibattito.
Nel frattempo arriva Nazzarena, la mia mamma adottiva italiana, è qui perchè ci sono due genitori italiani che vorrebbero mandare il loro figlio e hanno bisogno di una traduzione.
Così riesco a capire tutto anche io .

Vorrei rispondere al genitore che oggi ha chiesto "come escono i bambini da questa scuola?!", facendogli notare, se per qualche bizzarro motivo non se ne fosse accorto, che dei ragazzini tra gli 11 e i 15 anni stanno dirigendo l'incontro.
Che rispondono alle domande degli adulti con serenità, con un ricco linguaggio e con una forte sicurezza in se stessi.
Ripenso a me alla loro età, se fossi stata chiamata a parlare davanti a 50 adulti che mettono in discussione la mia scuola e pertanto la mia vita, forse sarei scoppiata a piangere, o forse dopo esser diventata paonazza avrei abbozzato un sorriso e risposto in maniera del tutto fuori luogo.
Ripensandoci bene, potrebbe verificarsi lo stesso anche ora che ho 26 anni.
E allora com'è possibile che questi ragazzini siano così?
E non si tratta di un caso sporadico, perchè sono in parecchi dentro l'aula.
Forse perchè vivono un ambiente che non li opprime ma li libera?
Che non li mette a tacere ma li ascolta?
Che riconosce i loro talenti e permette loro di esplorarli, approfondirli e trarne la stima di se stessi?
Forse, ma sono solo ipotesi....

Concludo con una breve considerazione.
Le domande che facevano i genitori oggi, non erano poi così lontane da quelle che ci pongono spesso i genitori, anzi, molte erano proprio le stesse!
E questo a mio avviso significa che Kapriole non è frutto di una coscienza collettiva tedesca che accoglie, che è aperta e libertaria.
Bensì che Kapriole è il frutto di adulti che si impegnano, parlano, discutono, soffrono, e si meravigliano.
E questo significa anche che ciò è possibile, ovunque.
Quindi che aspettiamo?!
Io ho ancora moltissime cose da raccontare, da narrare.
Non vedo l'ora di rientrare nella nostra piccola, cara, amata cittadina dalla mentalità forse bigotta ma dal cuore grande, che sono certa saprà trovare un posticino anche per Kapriole.



















mercoledì 13 novembre 2013

"Non bisogna capire, bisogna guardare" (C., 6 anni)

4° giorno in Germania.
2° giorno a Kapriole.

Memore della giornata di ieri, oggi non voglio trovarmi impreparata nella battaglia contro il freddo.
Due paia di calzini di lana, tirati su all'inverosimile.
Canottiera. Camicia. Maglione di lana. Cardigan di lana. Maxi-sciarpa. Cuffia della nonna. Thè bollente in circolo e si parte.
Oggi non vado con la mia coinquilina 14enne, ma decido di andare a piedi.
Lungo la strada incontro un gruppo di genitori fermi in un parchetto con i loro piccoli.
Tutti attorno ai 2-3 anni, tutti con le tutone termiche ( cari genitori di serendipità, le stesse di cui parlavo ieri ..). Sembrano in attesa, sorrido a qualche bimbo, ai loro genitori e proseguo.
Nel pomeriggio parlando con M. scopro che erano bambini che frequentano l'asilo nel bosco, diffusissimo qui a Friburgo.
Le famiglie hanno un punto di raccolta, poi arriva il pulmino, li carica tutti, li scarica nel bosco dove giocano, mangiano e trascorrono la loro meravigliosa mattinata . Il pulmino torna alle 14:00 per riportarli a casa.
Commento?!? Anche no...

Entro a Kapriole.
Lascio le mie cose nella stanza degli insegnanti.
Controllo lo schema della giornata.
Sono quasi tentata d'unirmi al gruppo che andrà a fare un giro per la città in bicicletta.
Fortunatamente, pochi istanti dopo vedo che ci sarà anche lezione di circo e decido saggiamente di rimanere a scuola.
Però sono le 9:00, e il circo inizierà tra due ore.
Mi parcheggio nell'atelier.
Osservo i bambini. Ce ne sono alcuni che ieri avevo visto di là.
Mi spiegano che possono spostarsi da una parte all'altra, e fare ciò che desiderano.
Ognuno di loro ha un tutor che lo segue, lo supporta e monitora la sua crescita, preoccupandosi del suo benessere emotivo, psichico, delle sue relazioni e della preparazione scolastica.
Mentre prendo appunti sul mio diario si avvicina C., 6 anni, di origine italiana.
Mi prende in custodia.
Mi tiene la mano, nuovo giro turistico della scuola, visto con gli occhi di una bambina.
Mi spiega regole, funzionamento,modalità di utilizzo degli spazi e dei materiali.
Ma soprattutto mi traduce e così cessa il mio esser sorda nella terra dei musicisti.
Finalmente ho un apparecchio acustico!
Insieme andiamo dalla parte dei grandi, vediamo un documentario sulle scimmie e uno sulle foche.
Fortuna che C.  vuole star seduta sulle mie gambe e tra i suoi movimenti di assestamento continui e i suoi commenti ( "o povera fochina divorata dallo squalo, la mamma sarà molto dispiaciuta quando se ne accorgerà")  mi tiene sveglia.
Finito il documentario facciamo un giro nell'atelier dei grandi. Stanno intagliando il legno.
Una ragazzina ha costruito una balena meravigliosa.
Sono tentata di corromperla per farmela dare e regalarla a mio figlio, ma ho da poco scoperto che chi non si comporta bene può essere denunciato dagli altri tramite apposito modulo, e le varie denunce vengono poi visionate dalla commissione di giustizia gestita dai bambini.
Visto mai che mi ritrovo in causa con i bambini di Kapriole ?!?
Non sarebbe affatto carino sporcare la mia fedina penale-educativa in questa maniera.
Magari la balena me la compro in centro....

C. sempre con me.
Mi porta a pranzo.
Mamme ansiose-igieniste tenetevi forte.
Il pranzo arriva nella cucina.
I bambini prendono un piatto, una posata,un bicchiere.
Si riempono il piatto e vanno a mangiare dove vogliono.
Alcuni in atelier, altri in un tavolo davanti la segreteria, altri ancora in cucina appollaiati sugli sgabelli.
Nessuna tovaglia. Nessun tovagliolo.
Chi finisce porta le cose a lavare e poi si mette a giocare e magari capita che mentre un bambino lavora il feltro quello a fianco mangia ancora carote.
Ma vi assicuro che a viverla sembra una situazione di estremo buonsenso.
Penso ai bambini nelle mense. Alla confusione che regna sovrana e ai gesti di insofferenza di chi vuole alzarsi.

Dopo pranzo faccio un bollettino della giornata di oggi e di quella di ieri.
In due giorni:
- non ho sentito nessun bimbo piangere;
- non ho assistito a nessun litigio;
- non ho visto nessun bambino fare dispetti o "sgambetti morali"
- non ho sentito nessuno urlare, nè bambini nè adulti.
- non ho visto nessun adulto perdere la pazienza, nè innervosirsi.

Passo il tardo pomeriggio seduta su una poltrona nel corridoio.
Osservo i bambini. Ecosistemi scolastici.
Avete mai osservato i pesci in acquario? All'inizio sembra che vaghino tutti confusamente, a caso.
Poi guardando meglio si nota che ci sono delle gerarchie, delle dinamiche ben precise, dei ruoli.
E si sta con il naso incollato al vetro per cercare di carpire qualche segreto.
I bambini come tanti pesciolini colorati.
Io la spettatrice, muta nella terra dei pesci parlanti.

Anche oggi è stata una giornata splendida.
Ho scritto molto.
Pagine e pagine, appuntato pensieri, suggestioni, immagini.
Se solo riuscissi a portare una briciola di quella che è Kapriole da noi, una capriolina, un rotolamento...
Vorrei raccontarvi molte cose, ma ora sono troppo stanca.
Oggi mi è stato dato un documentario sulla scuola con sottotitoli in italiano.
Quindi preparatevi, al mio rientro cineforum a Serendipità, con contorno di carote fucsia, bretzel e birra.







martedì 12 novembre 2013

Novembre

E così, dopo due belle settimane di sole e caldo inaspettato, alla fine novembre si è rivelato per quel che è, il mese dell'acqua, della pioggia, del freddo che inizia, dell'autunno. Non ho mai amato questo mese, troppo grigio, tropo buio, troppe vecchie malinconie che tornano a galla. Eppure quest'anno è diverso.

Lunedì, la bufera che scuote i nostri risvegli. Ci domandiamo se qualche bambino verrà a scuola o se prevarrà la paura per la strada così-così, per il parcheggio-acquitrino, per il freddo. Uno dopo l'altro invece arrivano i bambini, coi genitori coraggiosi, imbacuccati nei loro impermeabilini, trafficando con ombrelli che non stanno fermi con questo ventaccio. Per la prima volta in due mesi di scuola riusciamo ad stare di fuori soltanto per dieci minuti, unico momento in cui il vento si placa un pò, per tornare poi a soffiare più forte di prima, volano rami sulla strada, per questa volta è meglio tornare a giocare dentro. Accendiamo il caminetto e ci dedichiamo all'arte: oggi autoritratti! Srotoliamo il rotolone di carta per disegnare e a turno ci stendiamo sopra. Ognuno sceglie una posizione da lasciare su carta: cui dritto, chi sul fianco, chi "come quando salto" o "come quando corro". Tracciamo il nostro contorno, il segno che il nostro corpo lascia sulla carta, il nostro passaggio. Come è fatto il mio corpo? Ci alziamo per vedere che forma abbiamo, per capire la dimensione dello spazio che occupiamo, per avere la percezione visiva, su carta, della nostra traccia. Questo è il mio corpo, questo sono io. Ma cosa c'è dentro di me? Di che colore mi sento? Domanda incredibile che apre alle più variopinte risposte. Pennarelli alla mano abbiamo tirato fuori i nostri colori per riporli dentro la traccia fresca del nostro corpo appena disegnato, qualcuno si è fatto di mille colori, qualcun'altro ha colorato soltanto i piedi, qualcuno soltanto gli occhi, chi ha scritto il suo nome e chi ha trasformato la propria sagoma in un mostro. Eccoci, siamo noi, il nostro dentro e il nostro fuori, come ci vediamo/sentiamo dentro, lo spazio e la forma che abitiamo fuori. 

Martedì, leggero miglioramento climatico! Oggi si può tornare a correre nei campi, all'avventura, a caccia di tutto quello che la natura può offrirci. Ma martedì è anche il giorno della musica, se lo ricordano bene soprattutto le nostre ballerine e i nostri ballerini, che propongono di fare il gioco dei semini (vi ricordate? ne abbiamo parlato qualche post fa...). Così eccoci di nuovo a mettere coperte alle finestre per creare la giusta atmosfera, a sdraiarci nel pavimento per trovare ognuno la sua cuccia iniziale, in cui chiudere gli occhi, rilassare il corpo e aspettare che la musica risvegli l'istinto al movimento, alla danza. Oggi la nostra è una danza di volo: i bambini e le bambine dicono di essere piccoli bruchi che piano piano si trasformano in farfalle e danzano e volano per tutta la stanza, dicono di stare bene in questa danza, di sentirsi leggeri, per questo vogliono rifarlo ancora, e ancora, e ancora. 
E' così bello che il pomeriggio ripetiamo l'esperienza del volo con un'altra musica. E' così bello che si uniscono alla nostra danza anche due mamme e una sorellina arrivate a prendere le loro cucciole. 

Novembre è sempre stato un mese da me poco amato, davvero poco poco amato. Eppure quest'anno è diverso. Perché il grigio, il buio e la malinconia si sciolgono al suono delle nostre risate serene, dei nostri corpi che danzano, delle nostre corse nei campi, delle difficoltà che impariamo a superare, delle scoperte che ogni giorno facciamo, grandi e piccoli, tutti insieme, qui, in questo piccolo luogo pieno di amore e di vita che è Serendipità. Grazie!

per chi volesse, questa è la canzone del volo delle farfalle


veronica

Kapriole nell'aria

Ciak 4.
Il primo tentativo troppo cinico, facile distruggere la scuola pubblica dopo aver visto Kapriole..
Il secondo sembrava un romanzo realistico, descrizioni infinite e minuziose.
Il terzo confuso.
Il quarto.

Nora la mia compagna di stanza 14enne mi accompagna a scuola.
Lei entra dalla parte dei grandi, io devo andare dai piccoli.
Seguo un gruppo di nanetti, una sola mamma ad accompagnarli tutti.
Hanno tutti abiti da battaglia, tute tecniche da montagna, zainetti con cinghie e moschettoni, borracce che spenzolano, stivaletti.
Corrono verso l'ingresso, ridono, scherzano.
Prima osservazione: la scuola non è rinchiusa dentro nessuna recinzione, cinta muraria, filo spinato.
Mi vengono in mente scene di ansia genitoriale italiana....

Vengo accolta dal team di insegnanti, sono in cucina a bere un thè e a confrontarsi sulla giornata che sta per cominciare.
Tutti parlano inglese, mi danno il benvenuto, grandi sorrisi e calore.
Mi vengono in mente scene del mio tirocinio, della relazione e comunicazione che ho visto tra le insegnanti.

Faccio il giro turistico della scuola, dalla parte dei piccoli.
Falegnameria ( vera!!), atelier, tipografia, cucito, palestra, sala prove ( con tanto di batteria), tedesco, matematica, montessori, lego, magnifici giochi e strutture autoprodotte....
Mi mostra lo schema giornaliero, delle attività che si svolgeranno durante la mattinata.
I bambini possono scegliere se partecipare o meno alle lezioni.
Due insegnanti sono liberi, per loro osservazione e sostegno a chi ne ha bisogno.

Studio bene il piano della giornata, scelgo incautamente di seguire i bambini che fanno l'uscita nella foresta.
Ah si, perchè dietro la scuola inizia la foresta nera.
Partiamo, io vestita da italiana sprovveduta nel paese dei geloni.
Loro perfettamente imbacuccati.
Fuori ghiaccio, gelo, e "bromboli".
Ai piedi della foresta ci attende una guardia forestale. Una via di mezzo tra Rambo e un elfo dei boschi.
Sopracciglia inverosimilmente pelose e bionde, cappellino da taglialegna, pellicciotto verde, pantaloni tecnici e stivali termobionici.
Ha un cane con sè, nero.
Parla a lungo con i bambini
Inutile dire che non capisco nulla.
Fortunatamente con noi ci sono anche due tirocinanti che con estrema sensibilità comprendono la mia sordità linguistica e ogni tanto mi rendono partecipi di cosa accade.
Prende una scala, si arrampica, tira giù un nido, lo mostra ai bambini.
Proseguiamo.
Parlano ancora. Inizio a sentire freddo.
I bambini con le tute termiche ( postilla per genitori della nostra scuola: quelle che vogliamo comprare per serendipità!) si arrampicano, scivolano sulla terra bagnata, ghiacciata.
Proseguiamo.
Osservazione dei funghi, finalmente vedo per la prima volta nella mia vita il fungo dei puffi.
Loro parlano ancora, inizio a non sentire più la punta dei piedi.
Proseguiamo.
Si fermano di nuovo a parlare.
Il tirocinante mi spiega che parlano di insetti. Io inizio ad avere un principio di assideramento.
Inganno il dolore che avanza raccogliendo foglie, ghiande, strane bacche, pezzi di corteccia.
Intanto faccio prove mentali del mio brillante discorso in inglese per spiegare a tutti che a breve perderò l'uso degli arti inferiori e che penso sia utile per me tornare a scuola.
Per fortuna un bambino dice all'insegnante che vorrebbe rientrare, mi chiedono se sono disposta a riaccompagnarlo.
Accetto . Si aggregano altre due bambine.
Mentre godo silenziosamente e mi pregusto mentalmente il tepore della scuola, mi accorgo che i bimbi si sono fermati.
Vogliono prendere una scorciatoia. Quindi...tutti giù nel burrone! Yuppie! Sento le ginocchia che fanno cric, le suole piatte non sono di aiuto.
Ne esco incolume.
Mi immagino da fuori, si ricorderanno di me i bambini...l'italiana goffa.

Dentro la scuola vago un pò .
Assisto ad una lezione di grammatica, 5 bambini attorno all'insegnante, materiali autoprodotti.
Imparo dai bambini a cardare la lana.
Vado in falegnameria, aerei, labirinti, traforo, seghe.

Arriva Marina, l'insegnante italiana.
Parliamo a lungo degli esami, della scuola italiana.
Mi racconta che in 20 anni, da quando Kapriole esiste, i ragazzi hanno sempre avuto agli esami dei risultati di gran lunga superiori alla media.
E tutto questo...scegliendo loro quando frequentare le lezioni.
Il pensiero vola ancora ai genitori e agli insegnanti italiani. Scegliere quando frequentare le lezioni.
Mhh.... Questo significa che per 3-4-5 anni un bambino potrebbe non frequentare mai. Mhh....
Immagino i commenti, come l'ultimo di una signora che ha partecipato il mese scorso al workshop sulle scuole libertarie a Fermo "So io qual'è il bene per mio figlio!!"

Andiamo dai grandi.
Sembrano delle creature giganti, sproporzionate.
La scuola da loro è ancora più incredibile che dai piccoli.
Atelier, candele, ceramica, scultura, falegnameria di alto livello, biologia, cinema, sala prove, salotto e cucina comune, spazio spazio e spazio !!!
Assisto ad una lezione di matematica, non riesco a trovare l'insegnante.
Mi aiuta Marina, era mimetizzato tra i banchi ad aiutare i ragazzi.
Sento suonare, seguiamo la musica.
Un ragazzo suona divinamente il pianoforte.
Marina mi racconta che ha imparato da solo, grazie a youtube.
Chiedo più volte se sia vero, sono incredula. Il ragazzo conferma.
Non riesco ad andarmene.
Mi metto alle sue spalle.
Piango. Piango e non riesco a fermarmi. Vorrei portare tutti i miei cari in questa stanza, accanto a me.
Questo ragazzo non ha fatto altro per un anno che imparare a suonare, e per fortuna !!!
M. mi racconta che quando è entrato era un ragazzo difficile, definito problematico nella scuola pubblica.
Genio compreso a Kapriole.
Tra le lacrime penso a mio figlio, vorrei fosse qui.
Vorrei questa scuola per lui, per tutti i bambini che conosco e per tutti gli altri.

La giornata prosegue tra osservazioni, domande, spunti, meraviglia, tutti accompagnati dalla sensazione di essere nel posto giusto.
Kapriole è straordinaria nella sua ordinarietà.
Sembra tutto così normale che si esce sconvolti pensando a quella che ci è stata fatta credere fosse la normalità.
Qui si sollevano infinite questioni:
importanza delle pluriclassi, della scelta, del gioco libero, il ruolo degli insegnanti, il supporto alle famiglie, l'importanza della felicità, il peso della libertà.
Ma questo è un diario di viaggio non un saggio.
Non voglio neanche fare polemica.
Ancora una volta giunge in mio soccorso Korczak:
" Come, quando, quanto, perchè?
Intuisco numerose domande che aspettano una risposta, dubbi che cercano un chiarimento.
E rispondo: -Non so-.
Ogniqualvolta, mettendo da parte il libro,comincerai a dipanare le tue idee, il libro avrà raggiunto il fine che si era proposto. Se sfogliandolo in fretta, cercherai prescrizioni e ricette, lamentandoti perchè ve ne sono poche, sappi che se rinverrai consigli e indicazioni, ciò accade non grazie, ma contro la volontà dell'autore.
Non so e non posso sapere in che modo genitori sconosciuti, in condizioni che ignoro, possono allevare un bambini che non conosco. "

Mai incipit di un libro di educazione fu più onesto.
In un momento come questo, dove siamo frastornati da innumerevoli esperti, ognuno con una sua idea di educazione, io credo che responsabilità di ciascuno sia trovare la propria.
Fidarsi dell'istinto, del buon senso, ascoltare i propri figli e i bambini che si incontrano quotidianamente a scuola. E curiosare, sempre. E studiare, sempre. Con spirito critico, certo.
Chi si ferma è spacciato, schiacciato, triturato dall'ignoranza e con lui tutti gli uomini in crescita che incontrerà.
E' possibile sbagliare certo, ma è sciocco non ammetterlo nascondendosi dietro il principio della coerenza.
Diffidate da chi non sbaglia mai, dalle insegnanti che ogni anno ripetono lo stesso programma, diffidate di chi si proclama portatore di verità..

20 insegnanti oggi si incontravano, come tutti i martedì, per individuare difficoltà, possibili rotte da seguire.
Per dichiarare a tutti i propri dubbi e trovare assieme soluzioni.
20 adulti sorridenti, sereni.
In 8 ore, con 150 alunni, nessuno ha mai alzato la voce. Piuttosto ha guardato negli occhi, parlato dolcemente. Atteso.

Che ognuno di noi possa trovare un momento per incontrarsi.
Per individuare difficoltà e nuove soluzioni.
Che ognuno di noi possa essere un adulto sereno e sorridente.
Che non debba ricorrere ad urla e grida.
Che sappia guardare negli occhi, parlare dolcemente.
Che sappia attendere






lunedì 11 novembre 2013

petit reportage

ore 8:45 treno regionale per Roma.
Quasi 4 ore di viaggio, adoro fare i viaggi in treno.
In particolare nei regionali, treni lenti, gente "caciarona", infinita nuance di odori e casistiche umane.
Spero sempre nei ritardi, affinchè il viaggio duri più a lungo.
4 ore per me, in cui dedicarmi al lusso dei lussi, leggere, quello che voglio..
Frugo nella biblioteca del mio compagno, vasta, troppo.
Alla fine ripiego per uno dei miei testi..." come educare il bambino " di Janus Korczak.
Un libro agognato, desiderato a lungo e finalmente tra le mie mani.
E un tempo anch'esso agognato, tutto da dedicargli.
Insomma sono sul treno, con il mio libro. Mi costruisco un nido di fortuna con sciarpe, maglioni e giacche.
Angolo sicuro da dove osservare il mondo circostante, ricordi nostalgici dell'infanzia " se faccio piano non mi vedono, sono invisibile, posso guardare tutti senza essere vista".
Durante il viaggio solo due persone mi si mettono accanto, guarda caso entrambe mamme con bimbi al seguito.
Inizio a pensare che questa faccenda dei karma sia vera...
In entrambi i casi assisto a scene poco edificanti.
Prima mamma, entra con il passeggino, il bimbo di 3 anni all'incirca, smartphone incollato all'orecchio, tono di voce impostato sulla modalità "lite da reality show".
Piazza il bambino sul sedile, gli rifila pezzi di pizza in bocca continuando a urlare al telefono.
Non un sorriso, non un gesto di cura nei confronti del piccolo.
Neanche lo guarda, i suoi occhi puntano all'orizzonte.
Finisce la pizza, il bambino, credo spinto da un moto sanamente vitale, cerca di farsi notare.
Canta, sorride alla madre, a me, si muove sul sedile, freme.
La madre. Nessuna reazione.
Continuano entrambi così per un quarto.
Lui che sembra dire " Ci sono anche io"
Lei che sembra pensare " Non c'è nessuno con me".
Il bambino cade, lei chiude la telefonata, con rabbia gli dà un leggero schiaffo e lo intima di stare seduto.
Il piccolo è perplesso, ferito dalla ferocia gratuita della mamma.
Lei mi guarda, vede che osservo tutto e torna a guardare fuori.
Penso. Cerco di immaginare scene felici tra loro. Immagino lei con il piccolo appena nato tra le braccia.
Immagino scene di commozione, le associo alle mie. E se così non fosse stato?
Chi sono per giudicare il suo comportamento, cosa conosco della loro vita?
Non ho il diritto di intervenire. Mi limito a sorridere complice al bambino.  " Io ti vedo!".

Seconda mamma.
Anche lei munita di smartphone. Nessuna telefonata per lei, solo foto.
Passa tre quarti a scattare foto ai suoi due bimbi, vittime della tecnologia.
La più grande, vanitosa, si mette in posa, sorride artificialmente, vuol vedere com'è venuta, vuole rifare gli scatti. Schiava dell'immagine o semplice passatempo?
Il piccolo si rifiuta, non vuole sorridere. Aria torva, imbronciata.
La mamma lo incita a sorridere. All'inizio dolcemente poi sempre più severamente, fino al tono imperioso " Ridi!!". Certo signora, così certamente suo figlio le obbedirà.
Un cà mastino che ti ringhia contro e tu ridi, forse ancora il piccolo non ha imparato l'arte di esorcizzare la morte, è per questo che non ride, ma vedrà che presto imparerà a farlo.
Per lo meno per sopravvivenza...


ore 13:40 autobus per Roma Ciampino.
Poco da dire qua, tutta l'attenzione era volta a tenere stretto  il sedile davanti per attutire le frenate dell'autista romanaccio, che correndo come un pazzo inveiva contro tutto e tutti, urlando " A li mortacci tua".
Imprecazione rivolta persino ai turisti spagnoli della prima fila che ridevano sguaiatamente della caricatura animata che l'autista forniva.

ore 16:55 aereo per Karlsruhe Baden-Baden
Tralasciamo il racconto delle 3 ore di attesa, sicuramente stimolante per un antropologo ma troppo lungo da riportare.
Piccolo appunto invece sull'incontro con un signore di 76 anni, di origini italiane ma tedesco di importazione da 54 anni. La sua vita è là, ma ogni anno torna in Italia due volte, la prima per vendemmiare , la seconda per raccogliere i frutti del lavoro, caricando i 150 litri di vino che autoproduce.
Dice di non rimpiangere l'Italia, racconta di sua moglie morta 25 anni fa, dei suoi due figli che hanno potuto studiare e fare carriera.
Il suo viso una fitta trama di vissuti, cicatrici, pelle indurita dalla fatica e levigata dal freddo.
Stile da pastore abbruzzese, ma sprint da adolescente in inter-rail.
Mi racconta di un viaggio in Perù fatto dieci anni prima, e mi viene una sana invidia nei confronti della sua carica senile. Saliamo sull'aereo e lo perdo di vista.
Lo cerco inutilmente per sedermici accanto e continuare i racconti.
Trovo invece posto accanto al finestrino,un finestrino un pò decentrato a dir la verità, troppo spostato in avanti rispetto al mio posto.
Mi sento schiacciata tra la parete dell'aereo e i due passeggeri che mi stanno a fianco.
Capisco cosa si provi a soffrire di claustrofobia.
I miei pensieri volano, mi immagino in preda ad un attacco di panico, che scavalco maldestramente i due malcapitati e mi sdraio in mezzo al corridoio con le due hostess tedesche che tentano invano di spostarmi.
Sto peggiorando la situazione, mi calmo.
respiro, l'aereo parte.
L'unica cosa che ricordo è il commovente tramonto al di sopra delle nuvole. Rumore di scatti, lo stupore è collettivo.
Poi come in sala operatoria, " Signora conti fino a 10", " 1,2,...3..............4........................"
Fortunatamente crollo.
Mi risvegliano i rumori di cinture,il bip dei segnali, Stiamo atterrando.
Sotto di noi, fili di perle, ragnatele bagnate dalla rugiada.

ore 19:00 passaggio in camper fino a Offenburg
La mia amica Carmen mi accoglie all'aeroporto.
Lei è pimpante, io sono provata dallo schock termico.
saliamo in camper, mi portano alla stazione.
Un'ora di strada, mille motivi per trasferirmi sparsi lungo il tragitto.

ore 21:00 treno per Freiburg
Anche qui pochi ricordi, di nuovo anestesia.
Solo piccola osservazione sulla tranquillità di girar di notte in una stazione, sensazione provata raramente in Italia.

ore 22.00 passaggio in macchina
Wolfgang mi viene a prendere in stazione.
Lungo il tragitto verso casa si scusa per la lentezza.
Percorriamo un tratto lungo il quale la velocità massimo è di 30 km/h, tutti la rispettano.
Mi spiega che in Germania sono tutti molto sensibili ai rumori, e questo limite è stato messo per rispettare la tranquillità notturna degli abitanti della zona.
Mi domando se da noi una cosa simile sarebbe possibile...


ore 22:30 pace dei sensi.
Arrivo a casa di Nazzarena.
Vengo accolta da voci amiche, riunione di italiani in procinto di aprire un'associazione culturale.
Mi cullo tra i loro dialoghi, seduta su un trono a capotavola, rispondo con estrema lentezza alle loro domande.
Sto bene qui.
Divido la camera con Nora, 14 anni.
Alla porta appeso l'orario scolastico, noto già le prime differenze.
Accanto a geografia, grammatica, trovo ceramica, falegnameria, danza, canto. Stessa quantità di ore, stesso peso.
Aumento esponenziale della mia curiosità.
Kapriole, sto arrivando!

sabato 9 novembre 2013

l'isola di Ö

"Quella che stiamo per raccontarvi, è la storia di un posto che esiste veramente, anche se in pochi ci credono. E' la storia di un posto magico, abitato da animali che nessuno di noi ha mai visto qui sulla terra. Non esistono esseri umani, né esistono macchine. Esiste solo la natura, una natura fantastica, che convive in modo perfetto con le altre creature, fino a diventare quasi una cosa sola. 
Si tratta di un' isola sospesa nell'aria, nel posto più lontano del mondo, la chiamano l'isola di ö, nessuno sa bene come si pronunci, quindi ognuno la chiama in un modo diverso. Qualche uomo avventuroso dice di esserci arrivato vicino, ma tutti dicono che è troppo lontana per poterla visitare o anche solo per poterla toccare.
L' armonia la pace e il rispetto reciproco hanno sempre regnato su quest'isola, grazie soprattutto al Re Ico
Egli non è il classico Re che siamo abituati a vedere sui libri, con la corona e la servitù. Si tratta di un Re magico, metà albero, metà animale, le sue sembianze non ci sono ancora ben chiare, alcuni dicono che cambi aspetto in base al suo umore, ciò che sappiamo per certo è che regnava sull'isola con bontà e amore verso ogni singola creatura.
Un giorno, suo fratello Yetto, invidioso da sempre del rispetto che tutti avevano verso Ico, decise di fargli un dispetto. Iniziò a rubare, spezzare, nascondere e rovinare pezzi dell'isola, della natura, delle creature e preso da un attacco di rabbia, lanciò lontano lontano questi pezzi.

Da quel momento la vita sull'isola non fu più la stessa, l'equilibrio sul quale le creature vivevano in armonia era crollato.  L'isola di ö aveva perso i suoi colori, la sua magia e il suo splendore.
Il Re Ico, disperato sapeva che per riportare la pace sull'isola avrebbe dovuto ritrovare i pezzi che il fratello aveva lanciato lontano. 
Dall'alto della sua isola, lassù nel cielo, nel posto più lontano del mondo, si mise a guardare sulla terra per cercare i pezzi mancanti.
I suoi super occhi cercarono per giorni e notti intere, senza mai riposare. Dopo sette mesi finalmente li vide. Tutti i pezzi erano nascosti proprio qui, dove siamo noi ora."


Non capita certo a chiunque di dover salvare mondi lontani venerdì di prima mattina.
Eppure è ciò che risponderanno i bambini di Serendipità una volta tornati a casa alla fatidica domanda " cos'hai fatto oggi a scuola?".
Poi diranno :
" C'era un'isola lontana"
" Lontana quanto?
" Lontana lontana, più lontana dell'Australia! Anzi in cielo, sì, proprio nel cielo. E poi c'era un re e il fratello del re che era geloso. E allora ha preso i pezzi dell'isola e li ha lanciati"
"E dove li ha lanciati?"
" A scuola nostra, e noi li abbiamo cercati, trovati e abbiamo ricostruito l'isola! Poi c'erano i sassi con la lingua, le palme con un occhio, gli ananas abbracciati, i vulcani e i dinosauri..."

Forse poi a casa disegnerà cerchi, con dei puntini sopra, proprio come il nome dell'isola.
Racconterà di un certo Acca, di Timoteo, di Ester e Dilen, ragazzi venuti per conto del re con un libro magico e delle foto che scompaiono.
Racconterà di una lettera che il re ci aveva scritto, piena di indovinelli.
Racconterà di un'avventura nei campi, dove erano loro a guidare gli adulti, in quanto unici in grado di saper decifrare le coordinate date dal re.
Racconteranno dei due ponti, del fosso grande, della tana del drago piccolo, della foresta delle lappe e della casa della strega.
Racconteranno che questo è stato il giorno degli amici, come sostiene A.



Quello che racconteranno le educatrici sarà pressapoco così.
Da oggi per una settimana 5 ragazzi di un collettivo artistico di Milano saranno ospiti della nostra scuola.
Ciò che faranno sarà dipingere interamente la parte esterna della scuola con vernici naturali.
Cosa dipingeranno??
Una storia.
Una storia costruita assieme ai bambini.
Una storia che solo loro potranno raccontarvi.
Una storia che non si legge sfogliandola, ma camminando e girandole attorno.
Racconteremo ai genitori che i bambini sono stati attentissimi, si sono fidati subito dei ragazzi, hanno fatto domande, hanno ascoltato, hanno cercato di capire.
Racconteremo che ci hanno piacevolmente stupito per l'accoglienza che hanno riservato ai ragazzi.
Racconteremo che si sono lanciati con entusiasmo nei campi alla caccia dei pezzi scomparsi.
Che hanno ricostruito i mondi lavorando assieme, cooperando.
Dal più piccolo di 2 anni al più grande di quasi 6.
Racconteremo che ci siamo emozionate a vedere questi giovanissimi ragazzi interagire con i bambini con delicatezza e saggezza.



Forse i bambini racconteranno anche di due signori P. e R.
Alti, capelli bianchi, con un furgone.
Rispettivamente zio e nonno di A., che silenziosamente, mentre salvavamo il mondo di o, ci hanno regalato un bellissimo orto dietro la scuola, proprio vicino alla casa del ramarro.

E quindi grazie a tutti.
Ai 5 ragazzi venuti da chissà dove per conto di un lontano re, che ci hanno incantato con la loro grazia, le loro storie e i loro disegni magici.
Ad Alessandro, che ci ha seguiti tutta la mattina documentando l'esperienza.
Grazie ad Allegra e Monica del MAC, che ci hanno inserite nella manifestazione artistica del POP-UP.
Grazie a Piero e Romolo, senza di loro il nostro sarebbe stato un maggio senza fave.
Grazie ai genitori che hanno partecipato all'assemblea il pomeriggio per aiutarci ad organizzare l'inaugurazione.
Ah già, l'INAUGURAZIONE!!

Vi aspettiamo DOMENICA 17, dalle ore 10:00 a Serendipità.
A breve scriveremo un post con tutti i dettagli.
.
Io nel frattempo me ne vo a Kapriole, a Friburgo, ne avete mai sentito parlare?!?!
Intanto date un'occhiata qua
Oppure tenete d'occhio il blog, e il piccolo diario di bordo che terrò.









domenica 3 novembre 2013

Serendipità 2014 :)

Carissimi,
dopo appena due mesi di scuola, abbiamo ricevuto già numerose domande di iscrizione per il prossimo anno.
Pertanto abbiamo riaperto le porte agli incontri con i genitori.
Piccola precisazione per chi non ne fosse a conoscenza.
La nostra scuola si configura come comunità educante, nella quale i genitori e le educatrici sono co-responsabili dell'educazione dei bambini.
Gli incontri con i genitori sono necessari per confrontarci sulle tematiche chiave del nostro progetto, per co-costruire una cornice di senso ideale e valoriale all'interno della quale inserire le pratiche scolastiche.
Chi intraprende questo percorso sceglie di scegliere.
Si inserisce all'interno di un cerchio di adulti che si confrontano sull'educazione, sul valore dei ruoli, sulle aspettative e su cosa significhi fare scuola.
Noi non eroghiamo un servizio ma lavoriamo assieme alla costruzione di un percorso formativo e di crescita, per tutta la famiglia.
Gli incontri sono aperti a tutti i genitori interessati, curiosi, dubbiosi, scettici e titubanti.
Per partecipare occorre inviare una mail a lilliput2009@hotmail.it entro il 9 novembre e vi faremo avere il calendario degli incontri e tutte le informazioni utili.



Buona domenica :)

venerdì 1 novembre 2013

la festa delle zucche piene

- "Bambini sapete che venerdì la scuola sarà chiusa?"
- " Si, perché è Halloween".
- " E che festa è Halloween?"
- " ci si traveste e si fa dolcetto o scherzetto"
- " E poi '"
- "............"
- " Qualcuno sa cosa si festeggia?"
- " .........."
- "Bene, ora proviamo a spiegarvelo "


Questo è il dialogo intercorso lunedì tra noi e i bambini prima di decidere come gestire la festa di Halloween.
Il primo passo è stato l'esplorazione delle loro conoscenze ingenue.
Aldilà dei luoghi comuni nessun bambino era consapevole di cosa fosse veramente la festa di Halloween, poco male.
Uno dei pilastri valoriali della nostra scuola e dell'approccio educativo che utilizziamo è quello del senso delle cose.
Appurato che i bambini non sapevano assolutamente quale fosse il senso di Halloween, il lavoro che abbiamo fatto questi giorni è stato quello di trovarne uno comune, da condividere, da festeggiare assieme, che avesse un significato profondo per tutti, in grado di consentire la riflessione e la crescita.

La nostra scelta è stata quella di andare al cuore, di festeggiare i morti.
La festa dei morti, olè !! e lo sdoganamento di uno dei tabù portanti della nostra società.
La morte è un discorso delicato per i bambini, molti dicono.
Meglio posticiparlo a quando saranno grandi, dicono altri.
Oppure travestirlo da viaggi, sostengono molti.
"Nonno, è andato in cielo", "il gatto è scappato, chissà quando tornerà".
Ma mai, e dico mai, pronunciare la fatidica sentenza. "E' morto".
Troppo difficile da digerire.
Ne siamo sicuri ?!? Assolutamente certi che sia meglio rimandare il discorso a quando saranno più "adulti"?
E un adulto cresciuto nel tabù della morte siamo certi che riuscirà ad accettarla?

In molte società i bambini non sono tenuti lontani dalla morte, al contrario, assistono a veglie funebri, ad uccisioni di animali, ecc..
La morte come la nascita, un ciclo, e il dolore affrontato dalla comunità, che si stringe attorno a chi non c'è più.
E il funerale? Una festa !
A noi questa visione della vita e della morte piace molto, crediamo sia la più naturale, la più libera da sovrastrutture culturali.

E quindi festa dei morti sia, niente Halloween, niente dolcetti né zucche vuote, ma teste piene di ricordi e cuori aperti ad accogliere.
3 giorni di festa.

1° giorno:
in cerchio introduciamo il discorso.
Raccontiamo loro di come Halloween sia una festa adottata, che viene da lontano.
Spieghiamo che preferiamo festeggiare la festa dei morti che abbiamo conosciuto da bambine, considerato che per noi Halloween non ha un gran significato.
(Ricordiamo che siamo in un ambiente educante, e noi esempi dei bambini. La nostra visione del mondo inevitabilmente li contagia. Fingere di festeggiare una festa vuota, crediamo che lasci passare il messaggio della vacuità delle cose, della povertà valoriale, e di una scarsa capacità di pensiero. Poi in famiglia ognuno deciderà se festeggiare o meno Halloween e se fare o meno lavoretti in serie...)
Torniamo al cerchio.
Raccontiamo loro le nostre conoscenze sulla festa dei morti in stile marchigiano.
Evidenziamo il fatto che sia un giorno in cui ricordare le persone care che non ci sono più, un giorno per andarle a trovare al cimitero, per onorarle.
Un giorno di ricordo, non di dolore.
Un giorno felice, forse un po' nostalgico.
Chiediamo loro se hanno mai perso qualcuno.
Con molta serenità raccontano di nonni morti, di una sorellina che era nella pancia assieme a I. e che non è riuscita a nascere, ma anche di uccellini, gatti, tartarughe e perfino di un drago!
Proponiamo ai bambini di preparare un regalo ai nostri defunti, qualcuno propone un disegno, altri scendono nel campo a raccogliere fiori, c'è chi porta funghi, chi foglie e gusci di lumaca.
Improvvisiamo un altarino, dove mettere i nostri doni.

2° giorno
Il secondo è il giorno dedicato alla decorazione della scuola.
Niente pipistrelli per noi. Nessuna finta ragnatela né gatti neri alle finestre.
Niente fantasmi né mostri angoscianti.
Raccontiamo ai bambini che in un posto lontano come quello da dove viene Halloween, si festeggiano i morti con una grande festa. Il Messico.
Il Messico non è una provincia delle Marche no, ma ci sembrava un bell'esempio da fare per spiegare ai bambini come può essere possibile far sì che questa festa sia piena di gioia.
Parliamo dei teschietti di zucchero da mangiare, dei festoni, ma soprattutto dell'allegria che aleggia nell'aria.
Creiamo i nostri festoni, con carta colorata, matite, acquerelli, forbici e lane colorate.
La maestra fa anche i compiti a casa e dopo cena va ad un laboratorio sul Dia de los muertos.
Ringraziamenti ufficiali per Delia Segattini, grazie a lei ora a Serendipità i papel picado ( i famosi centrini di carta) non hanno più segreti, e grazie al Glue Lab e al margarita offerto per entrare meglio nel ruolo... Cogliamo l'occasione per invitare i genitori al laboratorio dl margarita dei morti, da accompagnare alle fave, per venerdì sera alle 24:00 nel campo antistante la scuola ;)

3° giorno
I festoni ci sono, i regali pure, è ora di festeggiare.
Terminiamo il nostro altarino, mettiamo candeline galleggianti in ciotole piene d'acqua, incensi, pane e fiori colorati.
Ci autoproduciamo abiti colorati con la carta, suoniamo, balliamo e poi...facciamo anche i seri.
Ci stringiamo attorno al nostro colorato e improbabile altare.
Proponiamo ai bambini di fare un momento di raccoglimento.
Il delicato suono del triangolo scandirà l'inizio e la fine del silenzio.
tin, tin, tin. Occhi chiusi. Vento tra le foglie. Profumo di incenso che avvolge la nostra quiete.
3 minuti.
tin, tin, tin. Occhi aperti Ci guardiamo.
" Come state bambini?"
Stanno tutti così bene che chiedono di ripeterlo.
M. approfitta del secondo silenzio e degli occhi chiusi per rubare il pane offerto ai morti.
Scoppiamo in una risata, in effetti abbiamo un po' fame anche noi, è ora di pranzo.
Prima di sciogliere il cerchio ci confrontiamo.
Nessun morto è venuto a trovarci, per quanto avessimo evidenziato il cammino con i festoni colorati, la musica, gli incensi.
Però qualcuno ha visto un nonno quando aveva gli occhi serrati, qualcun altro si è ricordato della tartaruga. E sono stati felici, nessuna paura né tristezza.
Giungiamo ad una conclusione importante, possiamo ricordare chi è scomparso in qualsiasi momento dentro di noi. Nello spazio tra il silenzio e il cuore.
tin, tin, tin...tumtum, tumtum,tumtum....
Dopo pranzo facciamo delle interviste ai bambini.
Un momento dedicato per sentire il loro punto di vista, come hanno vissuto questi giorni e come si sono sentiti.

Sono stati dei bei giorni.
Ricchi di significato, per tutti.
Con la speranza che questi bimbi siano degli adulti in grado di ricordare, di non dimenticare, di vivere la propria vita appieno.
Che possano formarsi una propria idea di aldilà, come meglio credono.
Che sappiano che la morte viene affrontata in moltissime maniere, le più svariate, e che siano rispettosi di tutte le diversità.
Che possano imparare a gestire il dolore della perdita, perché non si è mai troppo piccoli per conoscere la vita che è fatta anche di morte.
Che tutti gli adulti che sono stati a fianco di questi bambini negli ultimi 3 giorni ne abbiano tratto una profonda riflessione, maestre comprese.
piccoli grandi insegnanti di piccole grandi fragilità, a voi l'attribuzione dei soggetti.
Con la speranza di un futuro più ricco di significato, buona festa dei morti a tutti.